Salesian Sisters of don Bosco


2 febbraio 2006 _ Ritorno a Zway

Carissimi Amici,
mi avrebbe piaciuto poter raggiungervi nel vostro incontro di mercoledì scorso, magari anche solo con una parola di grazie. Lo faccio adesso. Davvero il rientro in Italia per me è stato un dono grande da tanti punti di vista, qualcosa che è andato al di là di ogni attesa. E’ stato bello rivedere tanta gente e sentire il sostegno che viene dato alla missione: sostegno di preghiera e di azione. Per tutto questo ringrazio tutti, con enorme riconoscenza e con il dono della preghiera perché il Signore benedica e non faccia mancare tutto ciò di cui avete bisogno in grazie materiali e spirituali.

Il rientro è andato bene, anche se accompagnato – come sempre – dallo shock del contrasto. E’ inutile, non ci si può mai abituare…
Il benvenuto dell’Etiopia è arrivato immediatamente. Ero appena uscita dall’aeroporto che è arrivata la telefonata di una giovane neo-mamma. La sua bambina (13 giorni di vita – Kg 1,150) non era stata accettata dall’unico ospedale di Addis Abeba dotato di “incubatrici” (una sala dove mamme e bambini sono forniti di scaldini elettrici….). Probabilmente i medici che l’avevano vista avevano valutato che le possibilità di farcela erano molto scarse: non valeva la pena di investire “risorse” in un caso così a rischio, visto che il gemellino che pesava kg 1,600 era già morto due giorni prima. Abbiamo dovuto ricorrere a una clinica privata dove, dal momento che c’eravamo noi suore, si sono dati da fare per una visita di urgenza e trattamenti del caso (scaldino elettrico!). Hawi, così si chiama la piccola, è davvero una cosa minuscola, un esserino quasi trasparente… Ma è anche lei un essere umano! In lei il mistero della vita diventa ancora più trasparente, inequivocabile nella sua grandezza e nel suo essere dono.
Lo stridore con i nostri stili di vita occidentali diventa maggiore quando si tiene conto che la giovane donna aveva partorito in ospedale. E che i medici avevano ritenuto SANI, perfettamente sani i due gemellini (1,600 il maschietto e 1,400 la bimba)…
Il Cristo continua a essere presente in mezzo a noi nello straordinario dono del suo Corpo e Sangue, ma anche in questi piccoli così sofferenti, così esposti. Il Cristo lo contempliamo in quei piccoli scheletri che continuano ad arrivare ogni giorno alla missione. Vite che valgono nulla. Solo la misericordia e la fede ha il coraggio di darsi da fare per salvarli, anche quando le speranze che ce la possano fare diventano quasi nulle.
Una settimana in Italia è stata sufficiente perché adesso abbia bisogno di un po’ di tempo per tornare a considerare “normali” questa e tante altre situazioni…
Se noi indossiamo un Crocifisso, questi bambini spesso sono dei “crocifissi” viventi. Sarà anche il loro sacrificio e la loro offerta che, in unione a quella di Gesù, salveranno il mondo.
Continuate ad aiutarci, ma anche ricordateci tanto nella preghiera. Con affetto e riconoscenza,

Sr. Elisa
salsiszway@ethionet.et